martedì 8 maggio 2012

antipolitica

Non so se sia tanto lecito definire gli esiti delle elezione amministrative del 6 e 7 Maggio come un trionfo dell'antipolitica. Ultimamente si sente, sia sui giornali che nei programmi televisivi il termine "antipolitica" che, secondo me, vien usato in modo arrogante dai vechi politici di professione che sono mantenuti dai loro partiti, con la paura di essere estromessi dalla stanza dei bottoni. Qualche giornalista pensa che si tratti solo di un "boom" estemporaneo. Tuttavia mi rendo conto che chi è pagato dal potere ogni tanto si senta in obbligo di rassicurare il potere costituito. Un pò come la mamma che cerca di rassicurare il proprio bambino che la puntura non farà poi tanto male. Abbiamo a che fare con una vecchia politica basata, sostanzialmente, sulla compravendita dei voti. I politici sono come vecchie puttane che in cambio di voti promettono tutto a tutti. Tuttavia i problemi reali non si risolvono con false promesse a tutti gli imbecilli. In un vero paese civile, il cittadino è informato, in modo esatto ed esauriente, sui problemi della sua città e nazione e, in base ai programmi dei politici, decidno qual'è il politico con il programma migliore. Occorre introdurre ora il concetto di Qualità. gli italiani non sanno cosa sia la qualità, anche se per anni il Made in Italy è stato presentato come un emblema della qualità italiana. Ma forse per i vestiti d'alta moda, le Ferrari e altri prodotti rinomati, gli italiani sanno cos'è la qualità. Quando si tratta di vita civile, forse gli italiani hanno qualche lacuna. Probabilmente gli italiani hanno sempre visto la politica come un affare di altri e, in fondo in fondo, hanno spemre visto i politici come persone soggette a spauracchi. Basta fare buh! quando il politico dice e non fa una cosa che piace e il politico, da vecchia mignotta, rientra nei ranghi. Lo stesso è capitato anche ai tecnici del goveno Monti: all'inizio sono partiti sicuri di sè e del fatto di essere sponsorizzati dalla BCE e poi hanno iniziato a cedere per evitare di perdere favori in parlamento e fuori dal parlamento. Tuttavia, è pissibile gestire un paese solo se il popolo di quel paese è autodisciplinato. Cosa che gli italiani non sono. Quando il popolo rumoreggia, tutte le certezze politiche cadono come castelli di carta. In Italia avviene perchè i partiti politici non hanno mai avuto, se non nei primi decenni del dopoguerra, quando i politici italiani erano persone che avevano combatutto e sofferto per i loro ideali politici, carisma. Con tangentoppoli è divenuto chiaro, anche se poi le cose sono ritornate come prima, che i partiti politici sono interessati ad arricchirsi per poter comprarsi i voti. Invece chi ha un programma che serve per migliorare la società, sebbene non necessariamente piaccia a tutti, bene o male gode di rispetto, perchè non si comporta da vecchia puttana, bensì come una persona che ha idee e iniziative. Chi mostra di avere un pò d'iniziativa in politica, in Italia è definito "antipolitico". Se questo è il vero significato della parola antipolitica, ben vengano gli antipolitici.

mercoledì 2 maggio 2012

i pesci da pigliare

Probabilmente Monti non riceverà alcuna pacca sulla spalla e nessun complimento per il lavoro svolto, a fine mandato. La situazione sta diventando, di giorno in giorno, sempre più incandescente. E sempre più si ha l'idea che il "governo tecnico" non sappia più quali pesci pigliare per sistemare i conti in Italia. C'è anche l'impressione che il governo vari in fretta e furia nuove tasse senza tener conto dei possibili problemi che possono nascere. Vedi il caso degli "esodati" e dell'IMU. In altri termini, più passa il tempo e meno sembrano efficaci e competenti i membri del governo Monti, tanto più che Monti continua a chiamare nuovi tecnici tra cui, per ultimi Biondi e Amato. D'altra parte, stanno sorgendo altri problemi. I partiti contrari a Monti (vedi Lega Nord) o i movimenti "antipolitici" (vedi Beppe Grillo e il Movimento 5 stelle) possono sperare di ottenere tanti voti alle prossime elezioni grazie al malcontento della gente. E' vero che ci sono parecchie cose da aggiustare e che, su tali cose, il governo Monti, partito in quarta alla'inizio, sembra ora rallentare. Ad esempio, lo stesso Draghi propone di ridurre il numero di province, in modo da risparmiare un pò di soldi ed evitare di creare nuove tasse o di aumentare quelle già esistenti. Il costo della benzina è aumentato troppo, e questo a scapito della gente che guadagna pochi soldi. Qualcuno pensa a una tassa ai ricchi, ad una patrimoniale, per bilanciare il peso dele costo della vita per i redditi più bassi. Il problema della disoccupazione sta diventando un problema sempre più grave, soprattutto nei giovani ed anche il tasso di criminalità sta aumentando, probabilmente perchè aumentano le sacche di povertà. Per non parlare dei suicidi che si sentono ogni giorno di pensionati, lavoratori o piccoli imprenditori ridotti al lastrico. Pertanto, di fronte a questo problemi sempre più pressanti, il governo Monti sembra adesso che stia arrancando e stia perdendo terreno, forse per mancanza del coraggio sufficiente per abolire i privilegi di certe caste, o forse perchè non si hanno le idee molto chiare su quale strada intraprendere per la ripresa economica del paese. Bisogna ripristinare la microeconomia, la circolazione monetaria all'interno del paese al più presto altrimenti aumenteranno le sacche di povertà, l'emarginazione e la delinquenza. Fino a quando qualche voto a atto estremista non daranno l'avvio a un nuovo periodo di instabilità sociale.

lunedì 26 marzo 2012

Il "caro" Monti

Ormai è chiaro che il governo Monti è solo un governo di gente che cerca di far cassa. D'altronde, non dovendo poi chiedere il voto alla gente, è più facile fare i "cattivi". Tuttavia, è anche vero che gli attuali membri di governo si presentano come degli "esperti", ma, nel loro operato, non danno propriamente l'idea di essere dei veri esperti. Al di là della crisi finanziaria, iniziata nel 2008, degli effetti della globalizzazione e dei problemi dell'unità europea, rimane da capire il ruolo del capitaliamo moderno. Una società capitalista si regge se vi è, al suo interno, una forte circolazione monetaria. In altri termini, occorre che il denaro passi di mano in mano. Altrimenti la società crolla. E questo un esperto finanziario in stile Monti dovrebbe saperlo. Con le banche che non concedono prestiti e con le aziende che chiudono, chiaramente il paese Italia va in recessione. E poi? (domanda in stile Innominato). Questa domanda è stata sufficiente per fare ravvedere l'Innominato, ma sembra sia insufficiente per far ravvedere gli italiani e la loro cosidetta "classe dirigente". L'Italia sta per perdere il suo ceto medio, fatto di operai, professionisti, piccoli commercianti. Al suo posto si fanno largo gruppi di persone stanche e disilluse. Come la storia insegna, questi gruppi costituiscono i segnali premonitori dei radicali cambiamenti della società (non necessariamente di segno positivo). Speriamo che qualcuno capisca che esista un "reale" potere al di là di quello fittizio, raccontato da tv e giornali, il quale, anche se all'inizio si muove in maniera impercettibile, in seguito assume un movimento inarrestabile come quello di una frana o valanga.

martedì 7 febbraio 2012

Cala il gelo (sul governo)

Peccato.

Non solo l'Italia, ma anche l'attuale governo Monti è nella morsa del gelo.

Certo, non è facile digerire un governo sostanzialmente NON-ELETTO, che lavora soprattutto per impedire la crisi dell'euro e per favorire i mercati finanziari. Come si diceva prima, se avessimo qualche pozzo di petrolio in più, come Inghilterra e Norvegia, o qualche miniera di carbone in più, come la Germania, probabilmente avremmo meno paura dell'altalena finanziaria. Inoltre, è difficile cancellare 40 anni di politiche di governo fatte per favorire il debito, in modo da comprarsi la benevolenza e il voto di tanta gente.

Sicuramente, comunque, c'era l'esigenza di un governo che facesse qualcosa, diversamente dal precedente governo del finto fare, che dava fastidio alla Banca Centrale e anche ad una parte del popolo italiano. Pertanto, vedere qualcuno che non perde tempo in bunga-bunga, ma si dà da fare per ripristinare le case dello stato, era già qualcosa di per sé eccezionale. Soprattutto, era eccezionale vedere persone che parlano poco e lavorano tanto.

Ultimamente, però, qualcosa sta mutando nell'atteggiamente anche di questi nuovi governanti. Si comincia sempe più a parlare ai mass media e ad assumere un tono sempre meno "tecnico" e sempre più "politico".

Ci sono alcune cose che si vorrebbero cambiare, tuttavia il fatto è che l'Italaia è una paese senza crescita economica. Non è il "posto fisso" il vero problema. Nell'Italia alla fine degli anni '50, agli inizi del boom economico, il posto fisso non c'era. Ma c'era la crescita economica, per cui esisteva sempre la possibilità di trovarsi un posto di lavoro. Certo alcuni italiani erano più svantaggiati e dovevano macinare chilometri prima di trovare il "posto fisso".

Poi, i lavoratori dell'epoca decisero di lottare per ottenere garanzie dai governi di allora, soprattutto in materia di previdenza sociale e di garanzia del "posto" di lavoro.

Adesso il problema è, appunto, il "posto". Molte aziende si trasferiscono all'estero, licenziando in Italia. Nessuno, dall'estero, si sogna di creare nuove aziende e nuovi "posti" di lavoro in Italia, vista l'alta mafiosità dei politici italiani.

Quindi? Quindi, probabilmente, vista l'alta difficoltà del problema conviene non pensarci tanto su e limitarsi a fare battutine, come si faceva precedentemente.

lunedì 23 gennaio 2012

Le contraddizioni del capitalismo

Forse è difficile capire la faccenda, tuttavia quello che emrge in questi giorni è una cosa abbastanza comprensibile. Se è vero che il capitalismo necessita di una certa dose di egoismo per sussistere, in altri termini, la libera impresa non è altro che la ricerca personale del profitto, l'accumulo di un pò di soldi per essere più benestanti di altri, è anche vero, però, che il capitalismo si oppone, nella sua natura, all'eccesso di richezza. Supponiamo, pe run momento, che tutte le ricchezze del mondo siano nelle mani di un unico uomo. Potremmo ancora parlare di sistema capitalistico? Assolutamente no. Il capitalismo campa con lo scambia di denaro. La libera impresa prospera se esistono ancora tante persone in grado di spendere. Fino ad ieri, praticamente, si è grantita la prosperità al cosiddetto mondo occidentale. Ora, con la globalizazione, la prosperità dovrebbe estendersi anche ai paesi non occidentali (Asia ed Africa). In realtà, ci si sta rendendo conto che la cosa è più difficile di quanto si supponeva. Non è il libero mercato, ma l'accumulo eccessivo di risorse in poche mani a creare un problema. Un modo per ovviare a tale problema è indurre i più o meno ricchi a investire i loro soldi in titoli, in modo da far ricircolare i soldi. Solo che c'è il problema che questi soldi devono non solo tornare alla base, ma anche in misura maggiore da cui sono partiti. Una volta i re e gli imperatori, per fara cassa, muovevano guerra contro un paese vicino. Adesso è un pò più difficile fare la guerra, sia perchè corlerebbe il mercato finanziario, sia perchè circolano armi troppo pericolose. L'ideale sarebbe invadere un pianeta extaterrestre, se solo ne avessimo uno a portata di mano. Oppure invadere la Svizzera o i paradisi fiscali per appropriarsi dei soldi degli evasori. A questo punto emerge chiaramente il punto nodale del problema: è necessario ripristinare un equilibrio tra la distribuzione delle risorse per fa sì che riprenda la circolazione monetaria. Altrimenti si rischia di finire come in Grecia, dove l'economia sta regredendo a livello del feudalesimo, dimostrato dal fatto che la gente abbandona le città per tornare a coltivare i campi. E l'unico modo è un forte sistema di tassazione che sia in grado di prelevare i soldi ai più ricchi, con la concomitante abolizione dei paradisi fiscali. Sarà possibile? L'impresa è molto ardua e dubito che sia possibile a livello mondiale, figurarsi a livello italiano. Intanto, Stati Uniti e Inghilterra usano le agenzie di rating per declassare l'Europa e costringere i ricconi intoccabili a mettere il loro denaro nelle banche americani o inglesi. Intanto Cina, Russia, Brasile e i paesi che possono campare sulle riserve di petrolio, gas, oro, uranio e diamanti se ne stanno a guardare. E i paesi come l'Italia che non hanno risorse naturali da vendere e che sono declassati a livello finanziario, che faranno?

mercoledì 18 gennaio 2012

Il problema della liberalizzazioni

Devo dire che, al di là della protesta montante, di tassisti, farmacisti, notai e benzinai, indipendentemente dal fatto che ci siano valide o non valide ragioni, c'è da dire che è difficile in Italia fare sì che le proteste trovino appogia da parte degli esterni alla categoria.

In Italia si registrano tante proteste per categoria, ma non esiste una protesta unitaria, di tutti i cittadini.

Questo la dice lunga sulla frammentazione sociale dell'Italia.

E' chiaro che tante proteste separate hanno poca incisività sul governo centrale. In realtà, se il governo dell'Italia fosse effettivamente un governo forte, queste proteste non avrebbero alcun effetto significativo.

La forza di un governo non sta nel numero di voti ricevuti. Questo è un errore. La forza di un governo sta nella capacità e dignità morale dei governanti.

Purtroppo gli italiani sono come gli ebrei che votarono a favore di Barabba. Non sono capaci di valutare la Qualità di un governo. Ma cos'è la Qualità?

Forse si è incapaci di valutare la Qualità perchè si è privi di qualità? Può darsi. Ma gli uomini senza qualità sono così tanti in Italia?

Una cosa è certa: se non si sa valutare la Qualità, non è possibile fare scelte corrette, così come gli ebrei che votarono nei tempi passati a favore di Barabba.

Su questo bisognerebbe cominicare a ariflettere. Intanto andiamo avanti con proteste categoriali, che servono a poco o nulla.

lunedì 2 gennaio 2012

L'insostenibile leggerezza del non-essere

Dopo Tremonti, un ministro senza palle, che pensava di raddrizzare i conti dello stato a furia di condoni, è arrivato un Monti che, bene o male, il lavoro lo fa. Sebbene gran parte della stampa italiana abbia presentato Monti come una specie di salvatore della patria, probabilmente anche come conseguenza al rebound dovuto alla precedente amministrazione di Mister B(luff), gli esordi del governo Monti non sembra vadano nel verso giusto. L'aumento delle tasse indirette è la solita manovrina di chi, con l'acqua alla gola non sa che pesci pigliare. Chiaramente, come sempre sostenuto in questo blog, le tasse indirette vanno a colpire sprattutto i più poveri, creando disagio e indignazione. Le bombe alle sedi Equitalia sono un primo segnale. Alla fine anche il mulo più rincretinito, in seguito alle continue bastonate, si ribella. E questo vale soprattutto per un governo non eletto ma imposto da ALTRI. Altri piccoli segnali sono dati dal fatto che questo governo sembra stia facendo qualche manovrina a favore di qualche affarista, come l'eliminazione dal decreto milleproroghe dell'abolizione dei sacchetti di plastica, che favorisce i produttori di plastica come Delio Dalola, presidente di Unionchimica. A parte lo scontro dei sindacati che forse hanno capito che bisogna iniziare a bastonare altri, oltre ai soliti poveracci, ritorna sempre il problema dell'evasione fiscale che non viene mai risolto nel modo giusto. A parte la tracciabilità del denaro, delle società off-shore, delle società fittizie con prestanome, il problema è che abbiamo un sistema che favorisce i corrotti e i corruttori. Chi ha un sacco di soldi, li dà ai politici perchè lavorino per loro. D'altra parte, i politici hanno bisogno di soldi per mantenere i loro partiti, fare propaganda e organizzare congressi (che altro possono fare?). Bisognerebbe porre fine a questo sistema, per cui solo il partito politico può mandare gente in parlamento. Probabilmente, la vera novità del governo Monti è che per la prima volta ci sono al governo persone che potrebbero infischiarsene dei soldi dei "soliti furbetti". Potrebbe essere la prima vera rottura del cortocircuito soldi-politica. Ma non bisogna aspettarsi molto, perchè in realtà, il cambiamento può venire solo dal basso, solo dalla gente comune che stufa del solito andazzo decide di RIFORMARE o RIVOLUZIONARE le cose. Purtroppo, anche da questo punto di vista c'è poco da aspettarsi, se non, forse, dai giovani che si stanno rendendo conto, ormai, che il futuro per loro sarà parecchio in salita. In particolare: nel prossimo futuro molti italiani saranno stranieri o figli di stranieri che vorreanno avere un loro posto e riconscimento nella società italiana (con buona pace della Lega) di fronte a quegli italiani DOC che fanno sempre meno figli perchè hanno un lavoro precario e i genitori con una pensione bassa. Inoltre, i figli degli italiani DOC con una laurea tenderanno ad emigrare all'estero perchè in Italia si avranno sempre meno occasioni di lavoro. Di che lamentarsi, dunque? qualcuno ci sta pensando realmente a questi problemi? O rimaniamo nel solito limbo fatto di slogan e di parole vuote. Anche l'ultima vicenda di Don Verzè mette in luce il fatto che in Italia si vive sulla pura apparenza. Una struttura che appariva eccellente e solida come il San Raffaele si è rivelata, in realtà, un colabrodo finanziario. Persino in Russia si è parlato di Glasnost, Trasparenza, cosa che in Italia non esiste. A livello politico e finanziario la trasparenza non piace molto, soprattutto ai "soliti furbetti". Se la gente capisse come veramente stanno le cose, allora potrebbe esserci qalcosa di più di un movimento di indignazione.
Finora si è andati avanti cone le promesse del boom economico (più benessere in cambio di meno libertà), prima di tipo manifatturiero (più posti di lavoro) e poi finanziari (più credito per tutti). Adesso è finita la pacchia. Questa è la prima festa dell'anno nuovo in cui invece di sperare che le cose migliorino, si spera che non peggorino ulteriormente. Invece di pensare a fere riforme "tappabuchi", bisogna pensare eriformare seriemtne lo stato italiano, iniziando con il cambiament della legge elettorale. Inoltre bisogna imporre altre leggi, quali:
1. chi è stato condannato (qualsiasi tipo di reato, anche il furto di una mela), non può candidarsi al parlamento italiano;
2. chi è sotto processo (senza essere passato ancora all'ultimo grdo di giudizio), non può candidarsi al parlamento italiano;
3. chi è stato condannato (qualsiasi tipo di reato, anche il furto di una mela), non può avere diritto di voto.

Quello che è più importante, comunque, è che in Parlamento ci vada gente capace e meritevole (e non la cricca di puttane e puttanieri di questi ultimi tempi).

Si farà? Forse questa domanda bisogna farla all'astrologo, che mai come in questi giorni viene consultato per sapere come andrà il nuovo anno.

mercoledì 7 dicembre 2011

Riforme

Al di là della manovra Monti, criticabile finchè si vuole, rimane ferma la necessità di fare nuove riforme che modifichino la struttura dello stato. In poche parole le più importanti sarebbero:
1. cambiamento della legge elettorale per fare in modo che venga eletta la persona decisa dagli elettori. Inoltre chi è indagato,anche se non è stato processato, NON DEVE candiarsi. E' necessaria assoluta trasparenza sul candidato (che lavoro fa? cosa ha fatto? da dove viene? ecc...). Inoltre, chi viene eletto non può continuare a fare il vecchio lavoro (gli si mantiene il posto, ma non DEVE ASSOLUTAMENTE continuare a svolgere il lavoro precedente. Basta con i doppi incarichi)
2. Occorre rendere eleggibili: il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro. Inoltre occorre rendere eleggibile il Garante delle Comunicazione, che deve vigilare affinchè l'informazione trasmessa dai mass-media sia corretta e attendibile e il presidente di Bankitalia (per quello che può valere adesso).
3. Occorre eliminare il senato (basta con il vecchio e lento modello delle due camere) e le provincie.
4. Occorre cambiare il sistema di tassazione: 60% al comune (dove si lavora, non dove si ha la residenza), 30% alla regione, 15% allo stato, 5% all'Europa.
5. Istituire gli "uffici per il lavoro" che devono monitorare sul territorio italiano per sapere chi ci vive e come campa. L'obiettivo principale è eliminare il lavoro nero.
6. Creare il "conto corrente d'impresa". Chiunque, dal grande industriale al rivenditore di bottega deve aprire un conto corrente in una banca italiana sul quale effettuare o movimenti monetari necessari per gestire l'impresa (o il negozietto o l'ufficio). I movimenti di tali conti correnti vengono monitorati ogni istante dalla guardia di finanza. E' necessario che sia ILLEGALE finanziare attività in Italia con soldi provenienti da conti correnti esteri. Inoltre deve essere ILLEGALE spostare soldi dal conto corrente d'impresa all'estero o a tearze società. I soldi possono essere usati per comprare materiale, pagare servizi o stipendi.

Occorre anche abolire le società prestanome rendendole ILLEGALI.

Vediamo se, a questo punto, L'Italia riesce a diventare un repubblica seria (invece di rimanere la solita repubblica da banane).

martedì 6 dicembre 2011

Governo nuovo, stile nuovo

Fa un pò impressione passare in pochhi giorni da un governo retto da in premier che racconta berzellette a destra e a manca e che continua a sostenere che la crisi non c'è, ad un governo in cui il premier dice che siamo sull'orlo della catastrofe. Mi viene in mene la scenetta in cui un paziente va da due medici per sapere che cos'ha che nova. Il primo minimizza e sostiene che non c'è nulla di preoccupante; il secondo, con fare severo e accigliato, sostiene che ormai non c'è nulla da fare e che è meglio che si prepari al peggio. Una situazione del genere apparirebbe a chiunque, nella vita reale, assurda. Invece, nella vita politica italiana appare più che normale, normalissima. Si passa dalle stelle alle stalle in pochi secondi. Si passa dai sorrisini di mister Big ai pianti della Fornero. Ma allora uno, con un minimo di razionalità potrebbe chiedersi: "Finora, che cosa è stato fatto?". Chiaramente Monti ha subito evidenziato che quello che ha fatto lui in pochi giorni è più di quello che, negli ultimi quasi 20 anni, è stato fatto dalla classe dirigente italiana. Effettivamente è così e il motivo è chiaro: i politici italiani fanno fatica ad assumersi delle responsabilità perchè hanno paura di perdere voti. E' difficile inalzare l'età delle pensione, perchè c'è il rischio che la popolazione di anziani in Italia, in prossimità delle pensione, la maggioranza di quelli che votano, non ti votino più. I politici italiani sono delle puttane che in cambio di soldi pretendono voti. Purtroppo è anche colpa degli elettori italiani. Se le puttane esistono, è perchè esistono i puttanieri. Ora, se i puttenieri smettessero di andare a puttane, probabilmente la professione più antica del mondo svanirebbe. Nello stesso modo, se gli elettori italiani votassero i politici in base ad altre esigenze, ad altri ragionamenti, che non sia il semplice interesse personale (o la scatola di pasta in vambio del voto, o il voto mafioso) probabilmente qualcosa cambierebbe, anche mantenendo il porcellum. E' necessario rigore, ma prima di tutto è necessario pretendere il rigore da noi stessi. E' triste pensare che sia dovuta intervenire le BCE per imporre il rigore politico in Italia. Ciò fa capire che siamo ancora un paese retrogrado. Bisognerebbe insegnare nelle scuole un'etica del voto: cioè su quali principi basrsi prima di votare una persona. E il primo principio è quello descritto nel vangelo nell'episodio dell'adultera che sta per essere lapidata. I cosidetti "zelanti" della legge voglioni sfidare Gesù: hanno trovato una donna che tradiva il marito in flagrante reato. La legge di Mosè è chiara: le adultere vanno lapidate. quindi, caro Gesù, se la lapidiamo agiamo correttamente, o no? O forse la legge è sbagliata? Gesù non risponde subito, ma con calma e fermezza dice una cosa che raggela tutti: "chi di voi è innocente, scagli la prima pietra". Possiamo pretendere che gli altri siano giusti, se non siamo giusti noi stessi? Possiamo pretendere rigore dagli altri, se non siamo rigorosi noi stessi? Attenzione: ciò non significa perdonare chi sbaglia perchè possiamo sbagliare anche noi. Questo è un ragionamento sbagliato,e le persone intelligenti non fanno ragionamenti sbagliati. Significa che se dobbiamo pretendere un miglioramento da parte degli altri, dobbiamo prima migliorare noi stessi. Noi siamo obbligati a migliorarci, per pretendere miglioramenti dagli altri. Gli ultimi 20 anni sono stati un'occasione persa, da parte degli italiani, per migliorarsi. Triste da ammettere, me è così. Tra un pò sarà Natale. Spero che qualcuno, invece di limitarsi ad andare a vedere il solito cinepanettone, sfrutti il periodo per fare un esame della sua coscienza e capire se che che doveva fare l'ha fatto oppure no.

mercoledì 2 novembre 2011

Finis vitae

Purtroppo siamo agli sgoccioli. La situazione ttuale non va per niente bene e, sicuramente, è piuttosto penoso vedere come si agitano, si insultano, urlino e offendano i membri della cosiddetta "classe dirigente". Assomigliano all'orchestrina del Titanic che ha continuato a suonare finchè la nave non è affondata, trascinando anche loro nell'abisso. Purtroppo, non così avviene per i politici italiani. Se la nave affonda, loro si salvano sempre. dovrebbe intervenire un forte scossone. E' interessante notare che il fattore scatenante della Rivoluzione Inglese, Americana e Francese sono state le tasse. Carlo I, la madepatria Inghilterra o Luigi XVI sono stati fatti fuori dai rivoluzionari perchè studi di vedersi imporre tasse arbitrariamente, senza una minima previa consultazione. E' nello stesso tempo interessante notare che l'aumento dell'IVA, dell'accisa sui carburanti, il probabile ripristino dell'ICI sulla prima casa o il prelievo dai conti correnti di chi, ahimè, non può portare i soldi all'estero,in Italia non facciano tanto clamore. Forse che gli italioti sono grassi e panciuti e possono permettersi di pagare nuove tasse? Anche a veder ei sondaggi fatti da certi programmi televisivi, sembra che gli italiani, comunque vadano le cose, voteranno sempre alla solito maniera. E allora? In che sperare? Nel commissariamento da parte dell'Europa o dell'FMI? Meglio ritornare sotto spagnoli, francesi o austro-ungarici come in passato?

Intanto in Rai certi personaggi scomodi sono stati mandati via in previsione della futura campagna elettorale. Per la Rai si paga il canone: a che pro se l'informazione è pilotata? Cerchiamo, una volta per tutte, di avere una visione reale delle cose.

giovedì 29 settembre 2011

Lavitola e gli altri

Si capisce che Lavitola è un pezzo grosso, ma non si riesce a capire che cosa faccia veramente per campare. Per questo motivo ribadisco la necessarietà di un Ufficio del Lavoro che certifichi in maniera seria il lavoro di qualunque italiano. Che lavoro fa Lavitola? E' un giornalista, un pescivendolo un immobiliarista? Che lavoro fa Ricucci? E' un dentista o un immobiliarista? E Tarantini? E' un immobiliarista, un venditore di apparecchi sanitari o un organizzatore di bunga party? Forse il termine più giusto è quello di "faccendiere", termine usato per la prima volta, mi sembra, in un processo sul caso Sindona. Il faccendiere è, citando il dizionario del Corriere della sera.it, "Chi si dà da fare in traffici spesso poco chiari; procacciatore d'affari, mediatore senza scrupoli". Traffici poco chiari, impossibilità di definire lavera professione, appunto.

Regola numero uno: Se non sai quale mestiere attribuire ad una persona, quella persona è un faccendiere (o un criminale). C'è una piccola differenza tra un faccendiere e un criminale vero e proprio: il faccendiere gode dell'appoggio dei potenti, e quindi è al riparo della legge. Il criminale, solitamente, no.

Come fa il faccendiere a godere dell'appoggio del potente di turno? Potrebbe essere un parente, una amico di vechia data, ma più probabilmente è un "furbetto" che riesce ad ottenere l'appoggio del potente di truno secondo me in due modi:
1. Riesce a procurare al potente le cose che gli interessano (solitamente soldi, oggetti di lusso e belle donne)
2. Sa qualcosa a proposito del potente di turno che gli consente di ricattarlo

I due modi possono intreciarsi tra loro. Ad esempio, il faccendiere procura la coca al potente che, in questo modo, diventa ricattabile perchè il faccendiere sa che il potente fa uso di droga.

Il faccendiere è utile alla società? No, perchè per arricchirsi, per fare i suoi affari il faccendiere non ha alcuno scrupolo a piegare la volontà del potente di turno (in parole povere a corromperlo), denneggiando, così chi vuole rispettare le regole della burocrazia o del mercato. In questo modo quello che prevale non è la competenza, il saper fare, ma il saper corrompere.

E' possibile eliminare il faccendiere? A parte l'ovvia risposta che se il potente di turno fosse una persona onesta ed integerrima, allora il faccendiere non potrebbe fare i suoi loschi affari, l'unica possibilità rimane al popolo italiano che dovrebbe punire (non votandoli) i politici che aiutano i faccendieri. Tuttavia, il popolino è spesso ignorante sui rapporti tra politici e faccendieri, anche perchè non ci sono tanti giornalisti che cercano di indagare sui personaggi che fanno affari loschi.

E allora? Allora a risentirci all'apparizione del prossimo Lavitola (e, intanto, altri soldi finiscono dalle casse dello stato ai conti esteri). Tanto la crisi la paga sempre il solito gruppo di italioti.

mercoledì 14 settembre 2011

Stare con i maiali

La cosa bella di essere entrati in Eurolandia è il fatto di poter capire meglio adesso quali sono i paesi europei ben governati e quali mal governati.

Sicuramente l'Italia è un paese mal governato. Finora la clase dirigente italiana ha campato di bugie e malaffare, ma ora tutto questo dovrebbe cambiare. Una parte degli italiani ha pensato di poter convivere con questo governo di malaffare, soprattutto perchè traggono beneficio da un governo debole, disposto a fare mille condoni e nessun controllo per stabilire se gli italiani stanno alle regole oppure no.

L'unica cosa che si riesce a fare contro l'evasione fiscale è mandare degli spot ridicoli su radio e TV.

E' anche vero che c'è gente che ha lavorato tanto, ha fatto tanti sacrifici e rischia ora di perere il minimo che ha guadagnato. Questo non è ammissibile. E' anche vero che in futuro in Italia la faranno da padrone gli attuali extra comunitari, gli unici ad accettare lavori di ogni tipo e sottopagati e a fare tanti figli (con buona pace della Lega).

Intanto, di fornte ai problemi reali, la nostra classe dirigente si occupa di problemi inesistenti. La Lega pensa di creare la Padania, che non si farà mai, Mister Big pensa a fare del bene alle famiglie in crisi, soprattutto a "certe" famiglie (con tutti i disoccupati e anziani con misere pensioni che abbiamo in giro), e tutti gli altri pensano solo a fare tanti bla bla.

Purtroppo c'è la BCE, ci sono la Frnacia e la Germania, ci sono i mercati e il mondo della finanza che emettono tutto lo stesso verdetto: l'Italia è mal governata. Ora, bisogna vedere se il mal governo a noi ci va bene, oppure se bisogna in qualche modo uscirne.

Ci sono tante cose da cambiare, ma il primo passo si può fare sempre alle prossime elezioni politiche.

giovedì 4 agosto 2011

La solita morale

Al di là dell'importanza o meno del discorso di Mister Big alla camera, che tutti giudicano come un discorsetto senza sostanza, e al di là del fatto che senza o no l'intervento di Mister Big, i mercati continuano ad agire come pare loro. Le parole di Msiter Big sicuramente non hanno lo stesso peso di quele di Obama e meno male che è al capo della settima (?) potenza industriale. Intanto a vegliare sulla situazione economica ci pensa Napolitano (così Mister Big è libero di continuare con i suoi bunga bunga).

E' un pò triste vedere come i nodi, alla fine, giungano al pettine. Devo dire che effettivamente la funzione di Mister Big è stata quella di ridurre al lumicino la forza del governo per consentire ai furbetti di gestire con comodo i propri affari (poco leciti), con la convinzione che con il totale controllo dei mass-media, soprattutto della TV, era possibile nascondere al popolino la reale incapacità e inettitudine del governo.

Berlusconi è riuscito a:
1. Impedire la costituizione di un moderno partito di destra, di un partito vero fatto di congressi e votazioni (con l'aiuto, dobbiamo dire, di un Fini poco accorto);
2. Rendere insulsa l'esistenza della lega (che vogliono fare i leghisti? secessione? federalismo? dare un lavoro al Trota?)

In più, l'opposizione si è dimostrata anch'essa poco concreta. Invece di promuovere una valida alternativa, si limita a tanti bla bla.

Però l'inettitudine dei poltici è compensaa dal fatto che basta andare a ravanare nelle tasche degli italiani per sopperire al deficit dello stato. Certo, il deficit è il frutto di una cattiva gestione, ma poi sala fuori sempre la possibilità di usare i soldi risparimati dagli italiani e la tassa sulle loro proprietà per ripianare un pochino il problema.

In questi giorni è tornata in auge la proprosta dell'ex socialista Amato di prelevare soldi dai conti correnti degli italiani, oppure di alzare le rendite catastali e istituire nuove tasse sugli immobili. Sappiamo tutti che dietro ai risparmi dei singoli cittadini ci stanno anni di sacrifici e che tali sacrifici gli italiani li fanno per la loro famiglia (figli e nipoti). Ora spero sia chiaro per tutti che tali sacrifici vengono fatti per i politici corrotti e per i furbetti del quartierino. Non esistono giustificazioni in merito. Chi ti preleva soldi senza permesso è in sostanza un ladro.

Certo, l'escamotage è istituire nuove tasse o innalazare quelle esistenti. Negli USA la polemica tra il Pesidente e il Conresso verte soprattutto sulla questione delle tasse. Gli americani si ricordano ancoa bene che hanno iniziato la rivoluzione contro l'Inghilterra per una serie di imposizioni fiscali ingiuste imposte arbitrariamente da quest'ultima.

Bisognrebbe stabilire una regola chiara sulle tasse: non è possibile aumentare o creare nuove tasse senza una valida giustificazione. Ad ogni tassa deve corrispondere un servizio. Per cui lo stato dovrebbe essere obbligato ad un bilancio trasparente in cui ad ogni spesa per servizio sociale o assisteniale deve essere associata la tassa da cui si ricavano i soldi. Non solo: nel budget si deve indicare la quantità di soldi sprecati o spesi male. Per cui prima si riduce la quantità di spreco e poi si innalzano, eventualmente, le tasse. L'idea sarebbe che ogni bilancio economico di ente o istituzione statale venga effettuato da uomini della guardia di finanza. Almeno così il governo sa quanto deve spendere e dove sono le fonti di spreco.

L'obiettivo è cercare di mantenere le tasse più base possibili. Questo perchè:
1. Se si aumentano le tasse, si abbassano i consumi e l'attività economica ristagna;
2. Se si colpiscono i risparmi, frutto di lavoro e sacrifici, o i beni necessari (come la casa), si rende più difficile, per la gente cercare di mantenere un profilo onesto o di sviluppare la propria esistenza (si cerca di nascondere i soldi altrove; si fa fatica a comprarsi la casa per la famiglia).

Come fanno gli altri apesi europei? Anche loro hanno i loro problemi, tuttavia riescono a risolverli. In Italia è tutto più difficile. Alla fine, comunque, la morale è sempre questa: quando lo stato è in difficoltà si chiede il pizzo ai riparmiatori italiani.

mercoledì 3 agosto 2011

AAA golpe cercasi

Mentre la situazione economica in Italia degenera velocemente, la cosidetta classe dirigente parla e parla. Intanto il parlamento andrà in vacanza da domani fino al 12 settembre. 40 giorni di vacanza con la crisi non che bussa ma che letteralmente sta buttando già la porta. Mentre si rivelano i soliti inciuci anche da parte di Tremonti e del PD, che dovrebbe fare da contr'altare, si scopre che non si sta facendo nulla di rilevante per migliorare le cose, soprattutto da parte dei politici che cercano di mantenere in vita i loro privilegi.

Forse qualcuno, adesso, si sentirà molto insoddisfatto. Oppure si cotinuera nel solito tran tran quotidiano.

Il meccanismo democratico è lento nell'evolversi. Questo perchè esistono varie fasi e ogni fase richiede il suo tempo. Magari una dittatura avrebbe una capacità d'azione più veloce, tuttavia sappiamo bene a cosa potrebbe portare.

Mister Big tempo fa si lamentava, come capo del governo di non avere abbastanza poteri. Persino il presidente degli USA non ha il massimo dei poteri, ma deve vedersela contro altre istituzioni, come il Congresso.

Ma qui non si tratta di poteri, bensì di buonsesnso. In Italia si cerca di applicare la stessa filosofia Keynesiana che si è applicata negli USA: quando va male lo stato spende. Il punto è che negli USA lo stato, in realtà spende poco, dato che istruzione, salute e pensioni sono a carico del cittadino costretto a farsi un'assicurazione privata. In Europa prevale una logica un pò diversa, alla quale anche l'Italia aderì tempo fa. Lo stato deve usare i suoi soldi per garantire servizi ed assistenza ai cittadini. La crescita economica dipende dall'iniziativa personale (altrimenti avremmo uno stato con economia comunista). Nel periodo di vacche magre, cosa contribuisce a dare forza all'iniziativa personale? Peccato che l'idea di confindustria sia sempre di chiedere allo stato maggiori investimenti. E si ritorna sempre al circolo vizioso. A questo punto tanto vale impostare un'economia comunista. Non è lo stato che deve fare girare l'economia, ma le imprese private.

Negli USA la Apple ha un patrimonio superiore quello dello stato americano. In Italia non esite un'impresa con un solido patrimonio. Com'è possibile? La fiat se n'è andata dall'Italia quando ha scoperto che il governo non era più disposto a concedere gli incentivi per l'acquisto di una nuova auto. Non credo che la Apple abbia fatto soldi con gli incentivi statali.

E' chiaro che il modello americano funziona quando sono chiari i confini tra economia a politica. In Italia vige sempre quella zona grigia che non permette mai di sentirsi sicuri, certi di quel che accade, fino a quando qualche magistrato non scopre gli altarini.

Cosa si potrebbe fare per cambiare lo status quo? Forse nemmeno le elzioni bastano, se non si riforma la legge elettorale e se la gente non inizia dare voti in massa ad alternative politiche credibili, smettendola di votare per i soliti partiti pieni di maganccioni. Oppure un golpe, anche se, se qualcuno si ricorda tempo fa un golpe si tentò, il golpe borghese ma senza esiti rilevanti. Chissà cosa sarebbe successo se fosse riuscito.

martedì 2 agosto 2011

La figura del menga

Purtroppo, nonostante le mie raccomandazioni nel blog precdente, le cose vanno di male in peggio.

Nel pezzo preceente dicevo che è ora di interromepere il crcolo vizioso di malaffare tra imprenditori furbastri (che definisco sempre come i "furbetti del quartierino") e politici corrotti. Il politico corrotto si fa dare le tangenti dagli imprenditori, quindi si arricchisce. In cambio, usa i soldi pubblici (quindi i soldi del povero pantalone) per far arricchire l'imprendiore furbetto. Alla fine chi ci rimette sono i poveri cittadini che meriterebbero assitenza dallo stato, ma che non la ottengono perchè "mancano i soldi". Ma và?!

Ecco che pure Tremonti cade nel circolo vizioso, il Ministro dell'Economia stesso, lui che, in teoria,avrebbe potuto riformare il sistema di gestione dei soldi pubblici.

Invece si scopre che per qualche anno è vissuta in un appartmento intestato a Milanese, ora sotto indagine per corruzione e si scopre che Tremonti li pagava metà dell'affitto in nero (alla faccia della lotta all'evasione). Non solo, l'altra metà chi la pagava? Tra l'altro c'è unanorma di legge che stabilisce che se i contratti d'affitto non vengono registrati entro 30 giorni sono nulli. Chi paga e chi riceve i soldi senza un regolare contratto d'affitto evade le tasse. L'affitto della casa di Milanese ammontava a 8500 euro al mese. Tremonti ha dichiarato che ne pagava 4000 in contanti (alla faccia dello spesometro, ideato proprio dal Ministro stesso). Tremonti stesso, arrmpicandosi sugli specchi, dice di aver fatto una leggerezza (sempre il solito meccanismo: o ti fai passare per criminale oppure per stupido).
Alla fine rimane sempre un mistero chi pagasse l'altra metà. Milnee corre in aiuto a Tremonti e dichiara che metà affitto lo pagava lui, e l'altra metà Tremonti.

Tuttavia, precedentemente, un piccolo imprenditore edile, Tommasi di Lernia, dihiara che l'affitto lo pagava interamente Angelo Proietti, un imprenditre il quale, in cambio di questo favore riceve (indovinate un pò) appalti dall'ENAV e dalla Sogei, società pubblice suprevisionate dal (indovinate un pò) Ministro dell'Economia che è (indovinate un pò) Tremonti, appunto. E qui il circolo si chiude.

Meno male che il cancro peggiore dell'Italia è il circolo di malaffare tra imprenditori e politici, che determina un arricchimento di quest'ultimi a spese dei cittadini, che vedono i soldi delle loro tasse arricchire i soliti furbetti.

In altri paesi l lotta a questo sistema di malaffare sarebbe generale e sistematica da parte di tutta la cittadinanza. In Italia c'è, invece, un vago torpore, sotto questo punto di vista. Probabilmente perchè i media sono controllati dai politici, che fanno di tutto per mantenere la gente nell'ignoranza. Oppure forse perchè siamo arrivati al massimo livello di qualunquismo, per cui non ci si stupisce più di nulla, ormai. Anche Bersani ha perso parecchi punti, in seguito al caso Penati.

Ritornando al caso Tremonti, ci sono altri due elementi da evdenziare. Il primo è il famoso litigio tra Tremonti e Berlusconi dovuto al fatto che Tremonti temeva di finire sotto l'attacco della stampa berlusconiana, come successe al direttore dell'Avvenire Boffo. Il secondo è la giustificaione addotta da Tremonti per spiegare perchè avesse preso alloggio in casa di Milanese. Il motivo è che tremonti si sentiva spiato dalla Guardia di Finanza, in particlare dal Gen. Adinolfi e si vocifera che dietro il generale ci sia tato l'intervento di Berlusconi. Il problema è che Tremonti e Berlusconi sono arrivati ai ferri corti verso la fine dll'anno scorso, mentre Tremonti occupava già da un pezzo la casa di Milanese. Comunque, stando a queste voci, ora si scopre che c'è una guerra in atto tra Tremonti e Berlusconi. A questo punto, uno dei due (più probabile Tremonti dato che l'altro è il capo del governo) dovrebbe dimettersi e andarsene, visto che non esise più alcun rapporto (se c'è mai stato) di fiducia tra i due. Bisognerebbe vedere poi la reazione di Bossi alle eventuali dimissioni di Tremonti.

Alla fine della fiera, rimane il fatto che in un paese come l'Italia, con un'elevatissima percentuale di evasione, che dovrebbe essere combattuta dalla Guardia di Finanza, la stessa Guardia di Finanza ne esce cone le ossa rotte. Si ritorna sempre ai vecchi metodi piduisti per cui c'è sempre qualcuno che "rema contro" dall'interno. Questo a scapito di trasparenza e legittimità. Non è bene che il capo dela Guardia di Finanza, lo stesso Ministro dell'Economia, dichiari che nel suo corpo ci siano manovratori e trame oscure.

Intanto gli evasori fiscali si stanno godendo lo spettacolo

mercoledì 27 luglio 2011

Chi tira la carretta

Quando Tremoni in parlamento presentava la sua ultima manovra fianziaria parlava del Titanic. Su questo blog è da tempo che si cita il Titanic, o meglio, che si parla di Italic al posto di Italia, per dire come l'andazzo economico del paese va di male in peggio.

Probabilmente dovrei chiedere al Ministro dell'Economia i diritti d'autore.

Si possono fare tutte le manovre finanziarie che si volgiono, ma il punto è che l'Italia è un paese a crescita zero. E' difficile ripianare un debito se non si guadagna. Sono state addotte molte motivazioni: fuga dei cervelli, crisi globale, crescita della Cina, bla, bla, bla...

secondo me i motivi sono sostanzialmente due:
1. Una classe politica che in cambio di soldi concede scorciatoie ai soliti "furbetti del quartierino";
2. I furbetti del quartierino che, una volta ottenuti gli appalti e i soldi dallo stato, invece di reinvestirli li nascondono in società off-shore.

A questo punto rimane da chiedersi chi è che in Italia tira veramente la carretta, ossia lavora, e con il proprio lavoro dà lavoro e soldi ad altri e paga regolarmente le tasse.

Probabilmente qualche salumaio e qualche fornaio. Per gli altri, ad es., idraulici o dentisti bisogna vedere se fatturano.

E meglio nascondere i soldi in società off-shore, invece di creare nuove fabbriche. Creare una fabbrica e dare posto di lavoro ad altri è un'impresa piena di grattacapi. E' più facile evadere il fisco. Soprattutto se il fisco è una giungla di norme e regole di difficile comprensione. Poi vai a finire nelle grinfie di Equitalia.

Personalmente, lo stato non può chiedere troppi soldi a chi avvia un'impresa. E' vero che ci sono agevolazioni fiscali per chi cerca di avviare una nuova impresa, ma il problema è che chiedere soldi in tasse alle imprese è immorale quasi come chiedere il pizzo. Chi avvia un'impresa deve affrontare, DA SOLO, motli problemi. Si indebita, perde tempo per i documenti, i certificati, deve pagare gli stipendi della gente, i fornitori. Si assume molti rischi che lo stato non si assume. Potrei capire se lo stato fin dal'inizio si assumesse una parte dei rischi. Altrimenti è troppo comdo chiedere dei soldi senza aver dato nulla in cambio. La mia idea sarebbe questa: chi avvia un'impresa deve essere agevolato burocrticamente e finanziariamente. Inoltre, quando l'impresa è avviata, lo stato non può chiedere più del 5% di tasse, solo sui profitti. Supponiamo che il guadagno sia 100, allora solo 5 va allo stato. E' necessario, però, che l'impresa abbia un conto corrente in un istituto bancario italiano, che i movimenti di tale conto siano monitorati anche dai finanzieri, e che tutti i movimenti di bilancio avvengano tramite questo conto corrente. Chiaramente, il proprietario dell'impresa è libero di prelevare per sè i soldi dal conto corrente, però si vedrebbe subito se il furbo, nel senso che li mette in un conto off-shore oppure li usa per altri motivi. E, probabilmente, si smetterebbe di usare i conti off-shore per pagare tangenti a chicchessia.

In altri termini, ogni impresa o attività, deve avere il suo conto corrente in Italia. Tutto ciò cha va o viene dai conti off-shore è da considerarsi illegale.

Verrebbe però così a mancare lo sporto preferitto dai ricconi italiani: nascondere i soldi all'estero, continuando a far finta di essere quelli che "tirano la carretta".

venerdì 8 luglio 2011

Verso la Grecia (2)...

La parola d'ordine è affidabilità. Il concetto non è molto difficile. Se i titoli tedeschi vanno meglio rispetto a quelli italiani è perchè i tedeschi e il loro governo sono più affidabili. Meno sprechi e meno mafie. Se la Grecia è in crisi è perchè finora il governo greco è poco affidabile. Se io presto i soldi a qualcuno, tendo a prestarli a qualcuna che sicuramente me li ridarà oppure a qualcuno che sicuramente non me li restituirà? Il problema è il mercato finanziario. Nel mercato finanziario, chi ha i soldi li investe in titoli di stato o di imprese che sono solide, sicure, affidabili, ossia gestite da gente seria. Per cui se i titoli di stato italiani non vengono comprati è perchè il governo italiano è inaffidabile. Questa è un'equazione matematica.

altrimenti l'Italia dovrebbe rispondere a produrre, ma come? Se la Cina produce a basso costo, dobbiamo trovare nuovi settori di mercato, ma quali? Se con l'informatica gli americani si sono crati il loro mercato, noi, in Italia, abituati a sprechi e mafie che possiamo fare?

Probabilmente, l'unica impresa affidabile in Itala è la mafia, appunto.

mercoledì 6 luglio 2011

Verso la Grecia...

La manovrina di Tremonti evidenzia tutta l'incapacità di una classe dirigente incapace di riformare seriamente il problema. Il vero motivo per cui la Fiat è scappata negli USA è che i politici italiani non hanno concesso gli incentivi per l'acquisto di una nuova auto, mentre in confindustria rimangono ancora quelli che sperano nell'auito di stato per tirare avanti. Purtroppo, un sistema basato su tangenti, lobby, amicizie, ha determinato un peggioramento, uno scadimento della qualità della clase politica e imprenditoriale italiana. Il politico usa il suo potere per arrichhirsi e l'imprenditore usa i suoi soldi per accaparrarsi lavori che poi svolge male. Non sarebbe una brutta idea far fare la Salerno-Reggio Calabria ai giapponesi, se qualcuno di voi si ricorda la famosa strada distrutta in Giappone dal terremoto e poi rifatta in una settimana (sigh!). A confindustria piace un ministro delle finanze che tagli pensioni, sanità, scuola ecc.. perchè poi dovrebbe (ribadisco, dovrebbe) dare qualche soldino ai poveri imprenditori. Non più a Marchionne che, per ripicca, ha sbattuto la porta e se ne è andato negli USA, dove Obama qualche soldo gliel'ha dato (sempre a condizione di restituirli).

Così non va bene e la Grecia si avvicina, perchè l'alternativa è erodere il risparmio degli italiani. Con i figli disoccupati anche a 40 anni, mentre Mister Big continua con i suoi festini, prima o poi qualcuno si incavolerà e farà qualcosa di decisivo.

Ci sono due problemi molto gossi. Da una parte c'è una lcasse politica di parassiti, ossia non ci sono solo i politici che vediame sempre in TV (Ma quando lavorano?), a Porta a Porta o a Ballarò. Ci sono tanti altri politici meno famosi che, dato che sono "amici", quando va loro male, devono trovarsi lo stesso un "posto" in provncia, in qualche ente inutile, in qualche settore dell'amministrazione ingrandito a dismisura. E questi non fanno niente e ci costano, pure troppo. A che serva ormai la politica, se le strategie politiche vengono decise dalla BCE? Non c'è solo il problema della auto blu, dei voli di stati e dei privilegi economici di chi sta in camera e senato. Di fornte alla necessità di maggiori sacrifici, l'esempio deve venire dall'alto. Poi non stupiamoci se la gente è stufa di Equitalia. Probabilmente si stuferà anche di chi sta sopra ad Equitalia.

C'è una classe imprenditoriale che spera sempre nell'aiutino di stato. Ora, parlare male degli enti pubblici e poi sperare nell'aiutino di stato è un paradosso logico. In realtà, smette di essere un paradosso se leggi: "I soldi delle tasse degli itlaiani dateceli a noi, che provvederemo a fornire i servizi che prima erano forniti da enti pubblici (vedi il caso dell'acqua)". Ovviamente, dato che in Italia non esiste una vera concorrenza tra privati, dato che con la tangente, con la bustarella, ti compri l'appalto o la gara, ecco che poi al grullo italiano arriveranno servizi peggiori a costi più alti. Per cosa, poi, risparmiare a fatica ogni mese? Per pagare gli aumenti delle bollette e della benzina e basta?

A volte, quando la macchina è troppo rotta, conviene romperla del tutto e costruirne una nuova.

lunedì 23 maggio 2011

Il teatrino italiano (1)

Standard and Poor's sta declassando l'Italia. Il motivo è abbastanza chiaro: manca una reale dirigenza politica che permetta di fare le riforme necessarie per le ripresa. Forse qualcuno dovrebbe dire a quelli di Standard and Poor's che la ripresa economica in Italia è un problema non semplice. A Milano, la solita lobby di affaristi (e probabilmete qualcuno foraggiato dalla 'ndrangheta) è in fibrillazione perchè c'è il rischio concreto che i vecchi referenti politici, come la Moratti, escano di scena. "Oddio, e ora? Come gestiremo l'affaire Expò 2015?". Ah beh, se i problemi fossero solo questi. Intanto Mister Big spunta come un fungo in tutti i tg, Formigoni riciccia l'anticristo, si tira fuori il pericolo di una Milano stile "1992, fuga da New York", invasa da bande dei centri sociali, islamici, narcotrafficanti e chi più ne ha più ne metta. La Moratti tira fuori dal cilindro pure il voto di scambio: se mi voti ti condono le multe che hai preso finora. E meno male che si parla di voto di scambio solo per il Sud.

La debolezza del sistema è evidentissiam: non ci sono programmi. Solo, la necessità di gestire un grosso affare grazie all'expò. Poi, dopo il 2015 già mi vedo 100% Brumotti andare in giro per gli stand e i palazzi abbandonati dell'expò.

Intanto Report parla di un generazione di italiani fuorigioco, incapaci di trovare lavori decenti, di farsi una famiglia e abbandonati a se stessi. I migliori se ne vanno. E poi si parla di produttività. In Spagna, però, i giovani danno vita ad un largo movimento di protesta per far senitre le loro ragioni.

Non è possible pensare ad uno sviluppo economico se non si creano le condizioni per aiutare e favorire coloro che hanno buone idee. Non si tratta solo di economia, ma anche di cultura. I politici sono diventati un inutile peso. Cercano di ottenere il massimo dei privilegi, di controllare i voti e di stabilire un rapporto di connivenza con i "furbetti del quartierino". Questi pagano tangenti e in cambio ottengono soldi (pubblici) e favori dai politici. Ora sarebbe necessario avere dei politici che cerchino di far funzionare il "sistema Italia", facendo in modo che ognuno riesca a dare il meglio di sè. Purtroppo, in Italia, dare il meglio di sè significa, in molti casi, rompere le uova nel paniere, mettere in discussione un sistema di amicizie e alleanze. Un bravo politico dovebbe prendere le sue decisioni senza guardare in faccia a nessuno, ma in base a determinati principi. E' possibile cambiare tutto questo? Forse è più giusto dire che bisogna cambiare tutto questo. Altrimenti torniamo all'Italia prima dell'unità quando era governata da francesi, spagnoli e austriaci. In questo caso saremo spartiti, anche se economicamente e non militarmente, tra francesi e tedeschi. Inoltre, è ora di finirla di imprenditori e manager che, presi i soldi, scappano, nel senso che cercano subito di metterli in un conto off-shore, invece di pensare a reinvestirli in Italia. Basta usare l'industria per accumulare capitali da esportare all'estero.

Dimenticavo la Lega, che sembra, ora come ora, il maggior insoddisfatto dei risultati elettorali. Effettivamente la Lega ha perso voti, e ora cerca un modo per riguadagnarli. Chiaramente, il modo è, come al solito, sbagliato. Ma prossimamente dirò il perchè.

martedì 17 maggio 2011

I problemi continuano

Finita l'orgia elettorale, con i consueti tentativi di giustificazione, per chi ha perso, e i tentativi di assegnarsi un medaglia, per chi ha vinto, rimane sempre il fatto che occorre che qualcuno adesso si dia effettivamente da fare per risolvere i tanti problemi che attanagliano il paese. Per qualcuno, il risultato di queste elezioni è l'indizio che il vento sta cambiando. Per qualcun altro sta tirando, invece, una brutta aria. Al di là della brutta figura di Mister Big e di Lady Mestizia (come già denominata sul sito Dagospia), un'altra informazione interessante è che la Lega è rimasta al palo. Anzi, ha perso addirittura qualcosina. Proabilmente sta venendo a galla il bluff leghista, un partito che negli ultimi tempi sta facendo poco o nulla, tanne che sostenere ad oltranza Mister Big e i suoi vizietti (in cambio di cosa?). Forse anche il fatto che i mafiosi adesso si stanno mettendo d'accordo con qualche amministratore leghista, per farsi dare qualche appaltino al Nord, può aver fatto storcere il naso a più di qualcuno. Compaiono anch alcune sorpese: De Magistris al Sud e il Movimento e 5 Stelle al Nord. In realtà, sono due casi ben noti da tempo. Il problema è che, finora, sia la carta stampata che la tv li hanno (volutamente) ignorati, perchè stavano un pò troppo rompendo le scatole al centodestra e al centro sinistra. L'Udc può fare la voce grossa solo a Napoli, dove riesce a racattare ancora un pò di voti. Al Nord, invece, rimane sempre a livelli minimi. Ma dove stanno e, soprattuttto, chi sono questi moderati che Casini sta cercando con il lanternino?

Tempo fa venne proposto da Mario Segni un referendum per cambiare il sistema di voto in Italia. Gli italiani scelsero il maggioritario, rispetto al proporzionale. Io votai, allora, per il proporzionale, convinto che (si era agli inizi di tangentopoli) il maggioritario avrebbe favorito i vecchi partiti dei tangentari. Il fatto di poter, con pochi voti in più, avere molti più seggi in parlamento, non costituiva una buona prospettiva. Ho sempre avuto il sospetto che dietro a questo referendum ci fosse l'interesse di qualche lobby interessata a mantenere lo status quo. In altri termini, lo scandalo delle tangenti avrebbe potuto spostare l'asse dei voti a sinistra, determinando un'alterazione poco vantaggiosa della classe dirigente. Più che un problema ideologico, era un problema di conoscenza: come fare a mantenere al potere una classe politica corruttibile, una classe politica la cui ricattabilità è già nota, è già stata sperimentata? Nonostante il referendum, la vecchia DC e il vecchio PSI caddero. Ma rimaneva ancora una speranza: Silvio, ex piduista e, soprattutto, proprietario di tre canali televisivi nazionali, appena sfiorato dallo scandalo tangentopoli. Per cui chi meglio di lui avrebbe potuto sostituire una vecchia classe politica corruttibile, inetta, ma, soprattutto, molto tollerante nei confornti dei vecchi affaristi? Qualcuno ebbe la possibilità di rimpiazzare un posto che si era liberato,in quanto colpito da mandato giudiziario. C'era, però, il problema di rimettere le cose a posto, dopo la bufera tangentopoli. Qualcuno si ricorda dei continui litigi tra Bossi e Berlusconi, quando Berlusconi decise di entrare in politica? Chi fece cadere il primo governo Berlusconi? La Lega, appunto. Chi, per primo, denunciò lo strano modo in cui Silvio fece tanti soldi? La Lega. A quei tempi, inoltre, Silvio chiamò lo stesso Di Pietro per proporgli il ministero della giustizia. In seguito, Di Pietro verrà indagato dal Giudice Nordio, di Brescia, per una Mercedes che gli sarebbe stata regalata in cambio di qualche favore. Il caso finì in un nulla di fatto. Ovviamente grande pubblicità venne fatta sui telegiornali Mediaset al caso della Mercedes di Di Pietro, così come alla casa di Montercarlo di Fini, dopo che quest'ultimo ha deciso di mollare il PDL. Tutto il lavoro fatto da Mister Big per creare un centodestra monolitico è svanito nel nulla. E ora, molti si chiedono il perchè. Certo che, se la tua attività principale consiste nell'organizzare Bunga Bunga party. Oppure, semplicemente, perchè non si può cavar sangue da una rapa. Ora ci sono guai grossi, dietro l'angolo. L'Italia rischia grosso come la Grecia, l'Irlanda, il Portogallo e la Spagna. "Pigs" è il termine che si usa per indicare i paesi europei a rischio default. Sarebbe l'acronimo costituito dalle iniziali di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Qualcuno sostiene che la I di Pigs stia anche per Italia. Non abbiamo più una grande industria ma, soprattutto, una classe imprenditoriale e politica in grado di allontanare lo spettro della crisi. Forse, i residui delle poche imprese e industrie ancora funzionanti verranno comprati da francesi e tedeschi. Oppure ci penseranno i cinesi. L'unico modo per uscirne è finire con la finta democrazia che abbiamo avuto fino adesso in Italia e iniziare a lavorare sul serio sulla base di regole condivise da tutti, e non aggirabili dai soliti "furbetti".